19/9/2014

Decreto Palchi: un’occasione persa per la sicurezza dei lavoratori

Chiara Chiappa - direzione regionale di Legacoop Veneto

Ha preso avvio questa settimana, presso la Fondazione Ater Formazione di Bologna (costituita da Ater-Associazione teatrale Emilia Romagna, Legacoop Bologna e AGIS-Associazione generale italiana spettacolo Unione dell’Emilia-Romagna), il laboratorio “Pratiche e strumenti condivisi per la sicurezza degli operatori e del pubblico”, che si concluderà con la redazione di buone pratiche per la gestione della sicurezza nelle attività di spettacolo dal vivo.

Il percorso formativo è finalizzato all’analisi di esperienze concrete e all’individuazione di buone pratiche della sicurezza nella produzione, allestimento ed effettuazione degli spettacoli e degli eventi. Il secondo degli otto incontri previsti, lo scorso martedì, è stato la prima occasione per approfondire insieme alle cooperative, a pochi mesi dalla sua entrata in vigore, il cosiddetto “DIM Palchi”, il decreto interministeriale 22 luglio 2014 del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali di concerto con il Ministro della Salute, intitolato “Disposizioni che si applicano agli spettacoli musicali, cinematografici e teatrali e alle manifestazioni fieristiche tenendo conto delle particolari esigenze connesse allo svolgimento delle relative attività”.

 

«La disposizione è purtroppo un’occasione persa per la sicurezza dei lavoratori» commenta critica Chiara Chiappa della direzione regionale di Legacoop Veneto, docente del corso Ater in materia di contrattualistica del lavoro e coordinatrice con Enrico Massaro del Tavolo su Legalità e sicurezza nello spettacolo, oltre che membro del Comitato esecutivo di Legacoop Cultura. «Esiste finalmente un decreto che colma il vuoto normativo sulle specificità del settore allestimento degli spettacoli, e questo è bene» premette la Chiappa, ricordando come Legacoop abbia fortemente voluto il provvedimento, ma continua: «Ci si è di fatto limitati ad alleggerire gli adempimenti burocratici, a tutto vantaggio dei committenti che almeno non avranno più l’alibi di essere assimilati ai cantieri edili. La Consulta permanente per la salute e sicurezza sul lavoro, che ha elaborato il testo del decreto, ha accolto - è vero - molte delle nostre proposte: ma a non essere state recepite sono proprio le misure da noi sollecitate per aumentare la sicurezza dei lavoratori». Un diario di tournee dove annotare tutti gli incidenti e gli infortuni mancati con l’obiettivo di creare uno storico affidabile; un registro di tutti i lavoratori presenti, con loro firma corredata dal nome della cooperativa di appartenenza; infine, quale parte integrante del piano di produzione, un cronoprogramma distinto per mansioni, in modo da definire in sede di progettazione riposo giornaliero e settimanale dei lavoratori, per mettere la parola “fine” ai turni massacranti «il cui unico scopo è permettere alle attrezzature di rimanere “in giro” il meno possibile». Queste le principali richieste avanzate da Legacoop  e ad oggi rimaste disattese.

Ma l’altra grave pecca del decreto riguarda la partita dei criteri di attribuzione delle responsabilità e in particolare la definizione di “committente”, identificato con il soggetto avente ben tre requisiti: “la titolarità, il potere decisionale e di spesa”. «Una combinazione di poteri che rende molto difficile risalire a questa figura - spiega ancora Chiappa -. Noi vogliamo che sia possibile assegnare con certezza le responsabilità».

 

Il Tavolo legalità e sicurezza, con il prezioso contributo dei partecipanti al corso Ater e in collaborazione con tecnici ed esperti del settore, sta già elaborando le proposte di modifica: «Attendiamo ora i provvedimenti attuativi, dopodiché torneremo a farci sentire - conclude Chiara Chiappa -. Confidiamo che nei prossimi ventiquattro mesi il testo venga rivisto, così come è stato annunciato».

 

 

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