17/9/2019

Presentato il “Rapporto Coop 2019-Consumi e stili di vita degli italiani di oggi”

È stata presentata a Milano l’anteprima digitale del “Rapporto Coop 2019-Consumi e stili di vita degli italiani di oggi” redatto dall’Ufficio Studi di Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori) con la collaborazione scientifica di Nomisma, il supporto di analisi di Nielsen e i contributi originali di Demos, Gfk, Gs1-Osservatorio Immagino, Iplc Italia, Iri Information Resources, Mediobanca Ufficio Studi, Npd, Pwc, Tetra Pak Italia.

Emerge che gli italiani sono il popolo più pessimista d'Europa, anche per quanto riguarda i figli, e il meno ottimista sul futuro dell'Ue, anche se ciò non si traduce in una idea di fuga. Il Bel Paese è l’unico tra i grandi (insieme solo alla Spagna) a non essere ancora riuscito a far risalire il reddito pro capite ai livelli pre crisi: un gap di ben 9 punti percentuali ancora nel primo trimestre 2019. E non è un caso se già nel 2018, dopo 5 anni di aumenti seppur moderati, si è assistito a un dietrofront della spesa media delle famiglie. Si arresta la spesa anche nell’alimentare dopo 3 anni positivi e si ferma quasi a 5 punti percentuali sotto i livelli pre crisi. Prudenti e guardinghi, gli italiani non solo indirizzano le loro principali voci di spesa a beni di prima necessità e servizi  (il 64% dichiara di “spendere solo per il necessario”), ma hanno allentato gli investimenti finanziari, privilegiando i depositi bancari e alimentando le loro riserve di liquidità. C’è più denaro circolante rispetto al periodo pre crisi e continua ad aumentare il tasso di risparmio delle famiglie.

Sul fronte del lavoro, oggi è la qualità a generare più frustrazioni. In Italia si lavora quantitativamente come negli altri Paesi mediterranei e dell’Est europeo ma sensibilmente di più del Nord Europa, guadagnando però decisamente meno di tutti e detenendo il primato negativo di produttività del lavoro. Il lavoro “povero” porta con sé insoddisfazione: il 32% a fronte di una media europea del 20% non ritiene di aver raggiunto un equilibrio fra tempo di vita e tempo di lavoro.

Gli italiani inoltre si sentono insicuri e desiderosi di nuove rassicurazioni. Anche se i reati sono in calo, e ampiamente inferiori alla media europea, solo il 19% (33% di europei) è pienamente convinto di vivere in un posto sicuro. E da questa inquietudine  derivano comportamenti conseguenti: sono cresciuti i sistemi di allarme installati nelle abitazioni,  le licenze per porto d’armi. Soffia su questo fuoco la manifesta incapacità di gestire il fenomeno immigrazione e l’integrazione mancata. Anche qui la percezione soverchia la realtà: gli immigrati stabili sono oggi 5 milioni e rappresentano l’8,5% della popolazione,  ma la percezione della loro presenza è pari a 3 volte il dato reale.  D’altra parte, invece, il saldo naturale del Paese è in profondo rosso (il numero delle nascite in Italia è crollato del 50% dagli anni ’70) ed è destinata a esplodere la demografia dell’Africa.

Malgrado queste difficoltà però 1 italiano su 2, se interrogato, si autocolloca nel ceto medio  (è la quota più alta d’Europa), anche se poi paradossalmente è questo un ceto medio in cui più della metà (52%)  lamenta difficoltà a arrivare a fine mese, il 25%  è più infelice dei suoi pari grado europei ed è poco convinto di poter migliorare la propria vita se non facendo leva su fattori indipendenti dalla propria volontà. La classe media, che rappresenta la metà della popolazione italiana (almeno quella che si dichiara tale), è la stessa che vuole comprare casa ma a prezzi più bassi, sceglie l’utilitaria come auto di famiglia (la Panda è l’auto più venduta nel 2018), fa del vintage la moda del momento, decreta il successo del discount (principale artefice del miglioramento della grande distribuzione nel primo semestre dell’anno rispetto al dettaglio), si ingegna per trovare online modi per risparmiare.

L’Italia è tra i 5 Paesi più vulnerabili d’Europa per il cambiamento climatico, che ha già generato effetti importanti; negli ultimi 15 anni nel nostro Paese sono spariti 1 su 3 alberi da frutto, 500 ettari tra Sicilia e Calabria sono già oggi destinati alla coltivazione di frutta esotica, mentre le temperature che si innalzano hanno fatto aumentare la concentrazione di mercurio nei pesci (in 30 anni +27% ad esempio nel tonno). Evidenze che filtrano nella coscienza collettiva degli italiani e fanno breccia nei loro comportamenti di vita e di consumo. Sia esso pragmatismo o adesione a un’ideale di vita, tutte le voci di spesa associate in vario modo alla sostenibilità crescono. Così l’88% dei nostri connazionali fa la raccolta differenziata in modo meticoloso e il 77% utilizza elettrodomestici a basso consumo energetico. Avere un brand legato alla sostenibilità è in questo momento riconosciuto dai consumatori italiani come un valore aggiunto. La sostenibilità è una componente fondamentale della reputazione d’impresa.

Ecologisti convinti anche nel cibo dove il 68% ritiene favorevole far pagare un supplemento per i prodotti in plastica monouso così da disincentivarne l’acquisto. Impegnati a rincorrere il lavoro e a gestire la vita personale, gli italiani abbandonano i fornelli di casa  a dispetto della passione per la cucina, e questo porta a far crescere la spesa per la ristorazione extradomestica. È boom per il food delivery che è utilizzato oramai dal 26% degli  italiani. E anche negli acquisti al supermercato vince l’instantfood (+9,3% in un anno). Mentre nel bicchiere vincono le tradizionali bollicine (prosecco e spumanti continuano la loro crescita ininterrotta) a fianco del boom birra (sono 7 milioni gli ettolitri di birra bevuti nei primi 6 mesi del 2019). L’italianità è l’altro tema chiave se si fotografano le ultime tendenze in fatto di cibo e arriva a contare di più persino rispetto al sapore e al prezzo. Sicurezza è la parola vincente anche a tavola.

COOP–  «In un quadro di raffreddamento dei consumi e di accelerazione dei trend di fondo nei comportamenti delle persone, Coop ha avviato nel 2019 una revisione profonda delle sue politiche – spiega Marco Pedroni, presidente Coop Italia-  Da un lato abbiamo fortemente potenziato le scelte consumeriste sull’ambiente, sul benessere alimentare e sulla convenienza dell’offerta, dall’altro si è realizzato un cambiamento negli assetti interni di Coop Italia e di Ancc che ci permetterà di affrontare con più forza i nodi strategici del futuro. A fine settembre lanceremo una nuova campagna di informazione e comunicazione che evidenzierà lo stretto rapporto tra i valori di Coop e la sua offerta di prodotti e servizi. Il Prodotto a Marchio Coop, che continua a crescere nelle quote, sarà il perno delle nostre azioni future e lavoriamo su questo in stretta correlazione con la propensione green degli italiani e le loro scelte d’acquisto come evidenziato nel Rapporto Coop. Le vendite Coop nel 2018 sono state di 13,4 miliardi di euro, nel 2019 stimiamo una conferma di questo dato, in un quadro che vede da un lato razionalizzazioni della rete e dall’altro un numero limitato di nuove aperture. In questa fase gli investimenti di Coop sono di oltre 500 milioni rivolti in gran parte al miglioramento dell’offerta nell’attuale rete di punti vendita».

 

«Siamo un mondo cooperativo fatto di esperienze imprenditoriali diverse e di risultati diversi, ma siamo anche un’associazione di consumatori che ha a cuore la tenuta del sistema Paese e guardiamo con attenzione alle intenzioni espresse dal nuovo Governo e alle sue azioni conseguenti– afferma Luca Bernareggi, presidente Ancc-Coop (Associazione Nazionale Cooperative di Consumatori – Rinnoviamo  l’appello a evitare il ricorso alle clausole di salvaguardia; l’Iva è una tassa ingiusta che, con l’attuale calo dei consumi alimentari a fronte di una dinamica di prezzi statica, provocherebbe ulteriori contraccolpi negativi. Riteniamo urgente inoltre attuare una nuova politica sul lavoro che affianchi al reddito di cittadinanza la riduzione del cuneo fiscale. A questo proposito c’è un dato nel  Rapporto in cui si cita la misura del reddito di cittadinanza come una delle molle che spinge le vendite della Gdo soprattutto al Sud ed è un dato che leggiamo con particolare favore. A luglio tutte le cooperative hanno iniziato ad applicare uno sconto ulteriore del 5% per chi si presenta alle casse con la card del reddito; lo abbiamo fatto volontariamente, abbiamo investito, siamo l’unica insegna della Gdo a farlo, lo riteniamo un modo coerente e reale di agire come cooperative di consumatori. Seguendo questa linea ci attendiamo il varo di una nuova stagione politica che affronti nel vivo i problemi in corso, non perdendo di vista la parte più debole della popolazione».

 

 

Fonte: legacoop.coop

La versione integrale del Rapporto Coop 2019 è visionabile e scaricabile su http://www.italiani.coop

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